Visualizzazione post con etichetta conferenza stampa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta conferenza stampa. Mostra tutti i post
venerdì 6 luglio 2012
Via alla campagna abbonamenti
Oltre al raduno a Formello dei giocatori della Lazio, oggi è stata la volta della presentazione della Campagna Abbonamenti per la stagione 2012/13. Una campagna partita in ritardo rispetto agli altri anni, sia per il protrarsi della querelle tra Lazio e Coni legata allo Stadio Olimpico, sia per l'attesa del via libera al "Home Card", il voucher che permetterà di seguire le partite casalinghe per chi non voglia sottoscrivere la Tessera Millenovecento. Lo slogan scelto per quest'anno è "Fieri dal 1900". A illustrare modalità, tempi e costi per gli abbonamenti ci ha pensato il responsabile Marketing della S.S. Lazio, Marco Canigiani. La campagna partirà ufficialmente mercoledì 18 luglio, con un periodo di prelazione per i possessori della Millenovecento fino al 28 luglio. Dal 30 luglio, invece, scatterà la vendita libera per tutti. La prima novità rispetto allo scorso anno è legata proprio al voucher casalingo, che non richiede l'obbligo di possedere la Millenovecento: "Fino a ieri c'erano dei limiti ben precisi. Abbiamo lavorato duramente per ottenere un via libera e ieri abbiamo avuto ufficialmente l'autorizzazione", ha spiegato Canigiani. Poi si è passati ai dettagli delle modalità previste per la sottoscrizione dell'abbonamento: "Per quanto riguarda la campagna abbonamenti, la società ha deciso, visti anche i tempi che corrono, di lasciare immutati i prezzi degli abbonamenti, a differenza di altre squadre. Tale scelta ci ha dato la possibilità di continuare con le nostre promozioni, che hanno avuto un ottimo riscontro: prima fra tutte il nostro fiore all'occhiello, l'abbonamento Cucciolone, che permette ai bambini sotto i 14 anni di accedere allo stadio con il pagamento di un euro simbolico. Circa il 50% dei bambini che passano dall'abbonamento Cucciolone a dover farne uno Under 16, decidono di acquistarlo. Si tratta quindi di un investimento che ci permetterà, col tempo, di avere una base solida di tifosi laziali, mentre c'è chi fa pagare anche tanto questa categoria". Canigiani ha quindi elencato anche i prezzi standard per i vari settori: "Curva 220 euro; Tribuna Tevere Laterale 550 euro; Tribuna Tevere Top 800 euro; Tribuna Monte Mario 900 euro; Tribuna d'Onore laterale sinistra 2.150 euro; Tribuna d'Onore Laterale destra e sinistra 2.500 euro; Tribuna d'Onore centrale 3.600 euro". Il responsabile Marketing ha poi illustrato le varie promozioni: "I vecchi abbonati possessori della Millenovecento avranno una riduzione sul prezzo d'acquisto. Poi c'è l'abbonamento donna, che la Lazio è stata la prima a lanciare, nel 2004. Quindi manteniamo la promozione per gli Under 16 e gli over 65". Illustrate anche le modalità di sottoscrizione degli abbonamenti: "I possessori della tessera Millenovecento, che hanno una tariffa agevolata, potranno caricare il titolo d'accesso direttamente sulla tessera; potranno acquistare l'abbonamento presso tutti i Lazio Style, presso le ricevitorie Lottomatica autorizzate, contattando il call center e, per la prima volta da quest'anno, potranno sottoscriverlo on line... Possono acquistare l'abbonamento anche coloro che, pur non avendo la tessera, intendono richiederla: potranno quindi acquistare l'abbonamento e contestualmente richiedere la tessera". Per acquistare il voucher casalingo che non prevede la Millenovecento, invece, "sarà necessario recarsi presso i Lazio Style o presso le ricevitorie Lottomatica Plus, il cui elenco verrà poi pubblicato". Per quanto riguarda, invece, il periodo di prelazione riservato ai possessori della Millenovecento, questo non sarà previsto, relativamente ai singoli posti, per gli abbonati della Monte Mario, "questo perché sono in atto dei lavori che modificheranno la struttura della Tribuna d'Onore e di quella Autorità, che andranno a occupare gli spazi prima dedicati alla Monte Mario - ha chiarito Canigiani -. Ciò colpisce purtroppo circa 1.200 abbonati, il cui vecchio posto sarà inglobato nella nuova Tribuna d'Onore. Perciò abbiamo deciso di non dare il diritto di prelazione a nessuno, perché ci sembrava giusto non penalizzare nessuno e ricominciare da zero. Ci sarà quindi la prelazione per i vecchi abbonati Monte Mario per il settore, ma non per il singolo posto". Il responsabile Marketing ha quindi sottolineato una differenza tra l'abbonamento accompagnato dalla Millenovecento e il voucher elettronico: "Il voucher è un titolo personale, non può essere ceduto per le singole partite a un'altra persona, come invece è possibile fare con la Millenovecento".
Ecco Ederson
RASSEGNA STAMPA(D.Rindone) Lotito l’ha presentato
come un campione (umano e calcistico, anche poliglotta), uno dei famosi
quattro che aveva promesso ai tifosi a marzo. Ederson
l’italo-brasiliano, il vecchio amore del presidente. L’ha corteggiato e
trattato per cinque anni, finalmente l’ha potuto abbracciare. Eccolo
Ederson, la t-shirt stilizzata della Lazio, un italiano sorprendente
(parla cinque lingue), le idee chiare, la voglia di stupire. Ruolo
naturale: trequartista. Numero preferito: il 10. Non sgomiterà con
Zarate ed Hernanes perché «sarà bellissimo giocare con i campioni della Lazio. Lotito mi ha detto che bisogna
I tifosi le chiedono subito un gol.
«Ho promesso che lo festeggerò volando come l’aquila Olympia, come quando ero più giovane».
Cinque anni di corteggiamento, è stata una rincorsa lunghissima…
«Negli ultimi mesi ho ricevuto molto offerte, il mio manager mi ripeteva che la mia squadra sarebbe stata la Lazio. Ho sempre pensato che il futuro era Roma».
Come sta fisicamente? Nelle ultime due stagioni ha lottato per via di fastidiosi infortuni.
«Gli infortuni fanno parte del passato, capitano ad ogni giocatore. Ora sto bene, mi sento al 100%, spero di giocare con continuità, ce la metterò tutta».
Ederson il duttile. Ma a lei dove piace giocare?
«Sono un 10, è il mio ruolo naturale, oppure agisco da seconda punta. Starà al mister decidere dove giocherò, avremo modo di parlare. A Lione ho giocato in cinque ruoli diversi, conta aiutare la squadra, l’importante è stare bene in campo per dare il meglio».
Ederson in serie A, teme l’impatto col calcio italiano?
«Era un obiettivo arrivare in serie A, è una nuova sfida, molto stimolante. La Lazio gioca in una piazza importante? Le cose difficili, se conquistate, diventano belle».
Vincere, è questo l’obiettivo.
«Mi hanno colpito le parole del presidente, mi ha detto “dobbiamo vincere”. Ecco, io sono venuto qui per questo, per vincere. La Lazio ha conquistato scudetti e coppe, l’anno scorso ha sfiorato la qualificazione in Champions. L’obiettivo è arrivare in Champions, arrivare fra i primi in campionato. Lotteremo per questo».
Due trequartisti: Ederson e Hernanes, funzionerà la coppia?
«Hernanes è una grande persona, è un grande campione, l’ho conosciuto in Nazionale. Non ci saranno problemi, possiamo giocare insieme, parleremo con Petkovic. L’importante è aiutarsi, sarà bellissimo giocare con lui e con gli altri campioni della Lazio».
Derby, sarà questa una delle missioni da compiere.
«Lo so, i tifosi mi hanno accolto benissimo, mi hanno chiesto di segnare un gol nel derby, so che è molto sentito».
Ha chiesto la maglia 10, conferma?
«E’ un numero mitico, con il 10 sulle spalle sono diventato campione del mondo Under 17. L’ho indossato nel Brasile, nel Nizza e nel Lione. Tanti campioni hanno avuto il 10, ma il numero di maglia non è la cosa più importante. Ho chiesto alla società se è disponibile, mi piace anche il numero 7». Dovrà giocare da numero uno, da campione.
Fonte: lazionews.eu
Ederson, finalmente la Lazio.
«Sono veramente felice, finalmente si è
concretizzato il sogno di giocare in Italia, non vedo l’ora di iniziare.
Sono un tipo tranquillo, amo la mia famiglia, mia moglie e mio figlio,
con lui mi piace vivere il tempo libero. E in campo darò il massimo».
«Ho promesso che lo festeggerò volando come l’aquila Olympia, come quando ero più giovane».
Cinque anni di corteggiamento, è stata una rincorsa lunghissima…
«Negli ultimi mesi ho ricevuto molto offerte, il mio manager mi ripeteva che la mia squadra sarebbe stata la Lazio. Ho sempre pensato che il futuro era Roma».
Come sta fisicamente? Nelle ultime due stagioni ha lottato per via di fastidiosi infortuni.
«Gli infortuni fanno parte del passato, capitano ad ogni giocatore. Ora sto bene, mi sento al 100%, spero di giocare con continuità, ce la metterò tutta».
Ederson il duttile. Ma a lei dove piace giocare?
«Sono un 10, è il mio ruolo naturale, oppure agisco da seconda punta. Starà al mister decidere dove giocherò, avremo modo di parlare. A Lione ho giocato in cinque ruoli diversi, conta aiutare la squadra, l’importante è stare bene in campo per dare il meglio».
Ederson in serie A, teme l’impatto col calcio italiano?
«Era un obiettivo arrivare in serie A, è una nuova sfida, molto stimolante. La Lazio gioca in una piazza importante? Le cose difficili, se conquistate, diventano belle».
Vincere, è questo l’obiettivo.
«Mi hanno colpito le parole del presidente, mi ha detto “dobbiamo vincere”. Ecco, io sono venuto qui per questo, per vincere. La Lazio ha conquistato scudetti e coppe, l’anno scorso ha sfiorato la qualificazione in Champions. L’obiettivo è arrivare in Champions, arrivare fra i primi in campionato. Lotteremo per questo».
Due trequartisti: Ederson e Hernanes, funzionerà la coppia?
«Hernanes è una grande persona, è un grande campione, l’ho conosciuto in Nazionale. Non ci saranno problemi, possiamo giocare insieme, parleremo con Petkovic. L’importante è aiutarsi, sarà bellissimo giocare con lui e con gli altri campioni della Lazio».
Derby, sarà questa una delle missioni da compiere.
«Lo so, i tifosi mi hanno accolto benissimo, mi hanno chiesto di segnare un gol nel derby, so che è molto sentito».
Ha chiesto la maglia 10, conferma?
«E’ un numero mitico, con il 10 sulle spalle sono diventato campione del mondo Under 17. L’ho indossato nel Brasile, nel Nizza e nel Lione. Tanti campioni hanno avuto il 10, ma il numero di maglia non è la cosa più importante. Ho chiesto alla società se è disponibile, mi piace anche il numero 7». Dovrà giocare da numero uno, da campione.
Fonte: lazionews.eu
mercoledì 6 giugno 2012
Conferenza stampa Vladimir Petkovic.
![]() |
| Vladimir Petkovic |
La presentazione di Igli Tare... «Sono molto contento di fare questa presentazione dopo la vittoria di ieri che ci ha dato un po' di allegria. Ringrazio tutti i presenti in sala per presentare il nuovo allenatore della Lazio. Un nome che è una novità, ho visto con interesse tutti i commenti e penso che è stata una scelta coraggiosa basata sui fatti. Lo abbiamo seguito nel tempo, una persona che conosco da più di due anni, ho avuto modo di seguirlo quando seguivo Lulic e ho avuto modo di vedere la sua squadra come gioca e il calcio che propone. Mi è rimasto impresso. Il lavoro svolto dallo staff di mister Reja è stato importante e abbiamo puntato di portare alla Lazio una persona simbolo di lavoro, umilità e con un'idea di calcio ben chiara. Penso che possa dare con onore e successo, proseguo al lavoro fatto negli ultimi due anni».
Vladimir Petkovic... «Per me è molto importante essere arrivato qui in questo momento della mia carriera. Per dimostrare ciò che ho fatto con tanta fatica fino ad adesso. Sono onorato di allenare in una società di 112 anni, non è poco considerando cosa ha fatto la Lazio in passato. Negli ultimi anni la Lazio ha fatto veramente bene e voglio continuare in questo senso, fare parte di questo ambizioso progetto perché questo genere di società deve sempre puntare più in alto. Passo dopo passo, senza cercare di strafare perché per me sarebbe sbagliato. Nelle prossime settimane cercherò di capire dove sono arrivato, con chi lavorerò. Conosco abbastanza bene il calcio italiano e tutte le realtà, ma un conto è guardare da fuori un altro è stare a contatto. Mi lascio spazio e tempo per vedere ogni singolo giocatore, ogni singolo movimento nella società per valutare e cambiare secondo la mia idea. Mi interessa ma non mi incuriosisce ciò che si dice su di me, c'è modo è maniera di arrivare a dimostrare, forse anche a combattere certi pregiudizi. Per me è questo l'importante. Sui principi del mio lavoro per me è molto importante il gruppo, senza nel calcio di oggi non si vince niente. Servono qualità individuali importanti ma devono far parte di un gruppo e dare tutto per questo. Dopo si potranno fare anche valutazioni di singoli giocatori. In queste ultime settimane ho conosciuto persone veramente interessanti e pronte a darmi una mano, come il Presidente Lotito, il DS Tare, il Segretario Calveri e tutte le persone con le quali ho avuto modo di parlare. Sono contento di essere entrato in questa famiglia, molto compatta. Le sensazioni sono positive. Il mio modo di essere è presente, un po' duro, ma sono una persona flessibile, che ama il contatto e guardarsi negli occhi. Comunicare in maniera chiara, e questo lo pretendo anche dai miei collaboratori. Un confronto diretto senza paura di migliorare la situazione, in periodi dove non va tutto bene è molto importante la comunicazione e la misura di un uomo perché i giocatori per me sono prima uomini. Penso che in questa società si possa fare molto bene, vedendo le possibilità di allenamento e i risultati degli ultimi anni, possiamo migliorare la situazione e puntare sempre più in alto. Io dalle persone e dagli uomini pretendo sempre di più, a partire da me stesso. Quando raggiungo il 100%, il giorno successivo pretendo il 110%. Ripeto che il gruppo per me è fondamentale. Abbiamo fatto un piccolo programma per proseguire la preparazione e dopo daremo qualche informazione ma tutti dobbiamo essere molto propositivi e flessibili perché abbiamo ambizioni di vincere sempre contro ogni avversario e cosa molto importante per me. Rispetto per tutti gli avversari, ma noi dobbiamo dominare sia in fase difensiva che in fase offensiva. La mia squadra sarà organizzata e propositiva e cercherà sempre di dominare l'avversario».
Nel DNA della sua Lazio c'è una squadra che darà anche spettacolo?
«Prima dobbiamo conoscerci tutti, ma se riusciamo a giocare in modo propositivo in entrambe le fasi con il mio modo di vedere il calcio, io penso che la squadra girerà in modo piacevole. Dipenderà tutto anche dai risultati, se sono positivi sarà più facile impacchettare e vendere il prodotto».
La preoccupa l'impatto con il campionato italiano?
«No perché credo nei miei collaboratori. Il calcio è sul campo, ed è unico. Deve essere un divertimento per i giocatori e per me. Sicuramente il calcio italiano è molto duro e diverso da altri tipi di calcio, ma non sarà un problema. Abbiamo abbastanza tempo per preparare la squadra ad affrontare questo campionato».
C'è qualche allenatore vicino al suo modo di giocare?
«Penso che come la maggior parte degli allenatore che iniziano la carriera si debba trovare il proprio stile. Mi sono molto piaciute la concretezza di Capello, o il gioco di un Wenger. Ma è importante che un allenatore crei un suo stile».
Alla Lazio trova una squadra più dotata tecnicamente dello Young Boys, ma un po' compassata. Proverà a cambiare le caratteristiche di questa Lazio o si adatterà più lei?
«Devo prima conoscere dal vivo i miei giocatori, sicuramente abbiamo una squadra per girare bene. Con il mercato cercheremo di portare certe modifiche, ma devo dare possibilità a tutti quanti di esprimersi. Quello che ho fatto allo Young Boys era un progetto, oggi ne inizia un altro».
Si è parlato molto di moduli. Ha già in mente qualcosa e quanto deve essere ampia la rosa?
«Per me è molto importante che non si faccia la tattica senza aver visto i giocatori. Giocare a 3 a 4 a 6 a 8 non dipende da me ma dai giocatori. Più che sistema per me sono importanti i principi tecnico-tattici che ogni giocatore deve sapere in fase offensiva e difensiva i movimenti suoi e quelli dei compagni. Una rosa ideale è di 23-24 giocatori più 4-5 giovani che potrebbero fare esperienza e forse rubare il posto a qualcun'altro».
Entusiasmo contagioso, potrebbe essere smorzato da quello che sta vivendo la Lazio fuori dal terreno di gioco?
«Di solito non sono una persona che fa l'attore. L'entusiamo mi arriva dal cuore, spero di trasmetterlo alle persone che lavoreranno con me. Sicuramente non è piacevole leggere e sentire tutte queste cose, quanto sono fondate non lo so, ci dirà una risposta il tempo. La preparazione? Per me è molto importante il pallone, ci vuole entusiamo e piacere di allenare e facendo così si può anche avere l'entusisamo per giocare. Tutti i bambini iniziano perché hanno voglia del pallone».
L'Italia ambiente spietato?
«Un piccolo passo l'ho fatto con lo Young Boys in Europa. Non arrivo senza esperienza ma devo ancora conoscere l'ambiente. Cercherò di creare un ambiente positivo e di rispetto reciproco, se vogliamo avere comunicazione serve il rispetto».
Sa che la squadra ha avuto molti infortuni e gran parte dei difensori sono stati coinvolti. Ha già chiara la situazione e pensa che la società deva intervenire in modo massiccio per puntellare il reparto arretrato?
«Non credo, dobbiamo prima vedere cosa abbiamo e poi inserire rinforzi mirati. So degli infortuni dell'anno scorso, stiamo cercando di capire cosa sia successo e stiamo cercando di capire come prevenire già dal primo giorno di ritiro».
Ci sono giocatori che rispecchiano il suo modo di intendere il calcio?
«Ho seguito il calcio globale italiano. Sicuramente le squadre più blasonate, ma sicuramente certe persone come Di Matteo. Quando giocava Alen Boksic. Questi piccoli particolari portano a questo club ma penso che già il nome di Lazio dia uno stimolo forte».
Quale è il primo obiettivo che si è dato?
«Sono cosciente di ciò che ho fatto nella mia carriera. Non ho avuto nessuna spinta, sono partito dal basso arrivando a livelli europei e facendo dei buoni risultati. Speravo che un giorno arrivasse una chiamata così e sono molto contento di fare parte di questo progetto. Sono orgoglioso della fiducia, il mio primo obiettivo è conoscere la square e portare le mie idee. Non avere paura di nessuno».
Il derby?
«Per me vale sicuramente tanto. Sento tanto calore, tutti ne parlano. Per me però si comincia a pensare al derby dopo l'ultima partita prima del derby».
Mauro Zarate:?
«Lo conosciamo tutti. Un giocatore che ha fatto buone cose in Italia e sicuramente se ci sarà farà parte del gruppo. Ogni singolo giocatore deve mettersi in funzione del gruppo e questo è quello che pretendo da ogni giocatore».
L'avventura al Sion...
«Ho fatto l'allenatore del Sion, ho trovato una squadra in difficoltà a livello morale e mentale. Abbiamo lavorato poco dal punto di vista fisico, ho preso tanto rischio ad accettare questa sfida. Sapevo già che la Lazio era dietro di me, non era semplice accettare. Ho accettato, ho vinto e sono stato molto contento».
Come valuta la sua carriera, il calcio italiano e cosa vuole dire ai tifosi?
«La mia carriera la faccio valutare agli altri. Il calcio italiano è molto difficile ma cercherò di portare novità in questo calcio. Lo rispetto tantissimo ma non lo temo. Ai tifosi posso dire che alla fine non faccio tante promesse, sicuramente io e la mia squadra lavoreremo per ottenere risultati. Ogni partita cercheremo di essere migliori degli avversari».
Come si giocherà questo derby tra due allenatori spregiudicati?
«Dipende anche da che parte del campionato si svolgerà questo derby. Si farà di tutto per vincere questo derby».
Sull'esperienza alla Caritas...
«All'inizio della mia carriera, non si può pianificare che un giorni si diventerà allenatore professionista. Ho avuto un buco di 7 anni in cui ho voluto approfondire alcuni aspetti della mia vita. Ho lavorato per anni con disoccupati e alcune organizzazioni come la Caritas. In questi contesti, come nella squadra, si fa gruppo, si devono trovare le motivazioni. Un compito difficile ma anche piacevole. Sicuramente mi ha aiutato anche nel calcio per avvicinarmi alle persone».
Cosa non è andato in Turchia? Le piace Yilmaz?
«Per me è andato tutto bene, ho imparato a vivere sotto un certo tipo di pressione. Ho avuto la sfortuna di capitare in una squadra che ha cambiato moltissimo, ho lavorato con 47 giocatori in 8 mesi, non è poco. Non sono stato mandato via, ci siamo messi d'accordo perché era meglio lasciarci come amici e rompere questo contratto. Yilmaz è un giocatore che era molto importante anche l'anno scorso nel calcio turco, ha fatto meraviglie, ha segnato tanti gol, ha tante qualità. Penso che ha dimostrato di essere un buon giocatore».
La sua considerazione sul calcioscommesse?
«Non fa piacere a nessuno che ama il calcio. Ho avuto modo di viverlo anche in Turchia. Una malattia che si deve curare e togliere dal calcio. Sono altri che devono curare questa malattia».
Età media della squadra, cosa ne pensa?
«Non ci sono giocatori vecchi e giovani. Ci sono giocatori bravi e meno bravi. Anche questo rientra nel passo dopo passo che ho detto prima. Dovrò valutare tutti gli elementi in rosa, così come i giovani che verranno a fare con noi la preparazione».
Vive molto male le sconfitte?
«Mi reputo un vincente, non prendo bene la sconfitta ma ho esperienza e penso che non ci saranno tanti problemi perché penso che non ci saranno tante sconfitte».
Pensa di contattare Reja per conoscere la squadra?
«Devo fargli tanti complimenti per ciò che ha fatto. Ma per me conta l'oggi e il domani, non cerco di tornare nel passato».
Sacchi al Milan ci ha messo otto mesi per convincere il gruppo...
«Il gruppo è molto importante, tocca a me e ai giocatori accettare il prima possibile questo concetto».
Quale sarà lo staff?
«Al mio fianco ci sarà Antonio Manicone che conosce bene il campionato italiano e credo che sarà un uomo in più. Paolo Longoni, lui è molto avanzato nel campo, un ricercatore a livello europeo che ha anche fatto scuole qua in Italia. Insieme ai prepatori atletici faranno un gruppo forte per dare la possibilità alla squadra di stare sempre bene e con meno infortuni possibili. Il preparatore dei portieri rimane Grigioni che già conoscete. In più ci sarà una figura di campo che sarà Jesse Fioranelli».
Iscriviti a:
Post (Atom)


